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L’ultimo fiasco CO2 dell’Unione europea #adessonews

L’Europa si sta preparando ad affrontare una crisi energetica senza precedenti quest’inverno, ed è colpa della guerra della Russia in Ucraina, come dicono i politici europei. Quello che non vogliono farvi sapere, però, è che le loro politiche sul cambiamento climatico stanno peggiorando le cose. Ve lo spieghiamo noi, visto che loro non lo fanno.

Come i prezzi dei combustibili fossili, anche i permessi di emissione di CO2 nel mercato internazionale per lo scambio di quote di emissioni (Ets) dell’Unione Europea sono saliti alle stelle. Un certificato per poter emettere una tonnellata metrica di CO2 costa oggi circa 80 euro e il mese scorso ha quasi raggiunto i 100 euro, rispetto ai 25 euro della fine del 2019. L’aumento del prezzo delle emissioni si traduce in un aumento dei costi per i consumatori di energia elettrica, oltre che in una stretta per le industrie che stanno già lottando per assorbire i prezzi del carburante alle stelle.

Come funziona il sistema Ets

L’Unione europea gestisce il sistema Ets dal 2005. I mandarini della Ue rilasciano ogni anno un numero prestabilito di permessi, che vengono poi scambiati dagli operatori di mercato, in modo che gli inquinatori più rilevanti possano acquistare i certificati di cui hanno bisogno da coloro che hanno ridotto le emissioni. Se la domanda supera l’offerta, il costo crescente dei permessi dovrebbe incoraggiare gli investimenti verdi per ridurre le emissioni.

Il sistema, tuttavia, non è stato progettato pensando a una crisi come quella di quest’anno. Uno dei fattori che fa aumentare i costi dei permessi è il cambiamento del mix di combustibili dovuto a vincoli politici di offerta, piuttosto che al tipo di incentivo di mercato che l’Ets dovrebbe cambiare.

In un contesto di scarsità di gas naturale, i Paesi europei si stanno rivolgendo al carbone, più sporco, per generare elettricità, facendo aumentare la domanda di permessi Ets e quindi il loro prezzo. Le utility potrebbero utilizzare il nucleare per ridurre la loro dipendenza dal carbone, oppure i governi potrebbero incoraggiare una maggiore esplorazione del gas nazionale. Ma l’ostinata resistenza politica dell’Europa a queste opzioni contribuisce all’aumento dei costi dei permessi Ets.

Bruxelles ha anche creato una scarsità artificiale di questo tipo di permessi. In un borsa come è questa, le autorità di regolamentazione dovrebbero essere agnostiche riguardo al prezzo dei permessi, poiché lo scopo è quello di fissare un livello obiettivo di emissioni e lasciare che sia il mercato a determinare il prezzo di tale quantità. La quantità di CO2 emessa in Europa è diminuita con il sistema Ets del 41% per le emissioni coperte dal mercato di scambio tra il 2005 e il 2020.

La scarsità di permessi fa salire il prezzo

Ma quasi fin dall’inizio, politici e attivisti verdi hanno temuto che il prezzo di un credito di emissione fosse “troppo basso”. Le lamentele si sono fatte più forti quando il costo di un certificato scendeva sotto i 10 euro, come è stato per la maggior parte della metà degli anni 2010. Ciò ha portato alla creazione, nel 2019, di una “riserva di stabilità del mercato” per assorbire centinaia di milioni di crediti di carbonio inutilizzati, che si sono aggiunti alla graduale riduzione dei nuovi crediti, legati agli obiettivi climatici più aggressivi di Bruxelles.

Questa riserva ha creato la relativa scarsità di permessi che ora fa salire il prezzo. Politici, attivisti e burocrati hanno giustificato la loro ingerenza sostenendo che un prezzo troppo basso dei permessi non avrebbe incoraggiato sufficienti investimenti per rendere l’Europa più verde. Tuttavia,  i permessi a basso costo inviavano al mercato il segnale che l’Europa stava comunque raggiungendo i suoi obiettivi in materia di emissioni di carbonio, per cui gli investimenti potevano essere meglio indirizzati altrove. Questo è stato un punto fondamentale dopo il 2010, quando la recessione economica ha ridotto le emissioni e l’Europa ha avuto un disperato bisogno di investimenti produttivi in qualcosa di diverso dalle stupidaggini verdi.

Ora l’ingerenza di Bruxelles nel sistema Ets significa che l’economia non può “prendere in prestito” il karma di CO2 degli anni precedenti per far superare all’Europa la crisi di quest’inverno, mentre i politici continuano a bloccare gli investimenti nel nucleare o nella produzione di gas che riporterebbero il continente sulla retta via del carbonio.

Alcuni politici stanno iniziando a capirlo. Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha recentemente dichiarato al Financial Times che sarebbe favorevole alla rottamazione dell’Ets per un anno o due. Ma questa intuizione rimane rara, come l’energia a prezzi accessibili in Europa e, finché altri leader non interverranno, la carbon tax europea continuerà a mordere. (riproduzione riservata)

MF+MIFI + The Wall Street Journal

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“https://www.milanofinanza.it/news/l-ultimo-fiasco-co2-dell-unione-europea-202209121708171834”

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